Spazio italiano, ambiente fiammingo

Partendo dal racconto di un aneddoto curioso – l’incauto restauro della Madonna del Canonico van der Paele di Jan van Eyck – e attraverso inedite associazioni storiche ed estetiche, Cesare Brandi approfondisce la differenza tra le due fondamentali visioni pittoriche alla base della civiltà figurativa occidentale. Da grande scrittore d’arte si appropria dei concetti di spazio e ambiente, ridefinendoli per farci comprendere due modi opposti di dipingere che corrispondono a due diversi mondi: interiore, sintetico ed essenziale l’uno, esteriore, analitico e sovrabbondante l’altro. Saggio rigoroso e dal ritmo narrativo sorprendentemente vivace, Spazio italiano, ambiente fiammingo – come osserva Giacomo Debenedetti nella nota di accompagnamento al volume – “ha la capacità di attivare apporti dalle più varie zone dell’esperienza del critico, che forse ignoravano di essere così contigue: storia, razionalità, sapere umano, emozioni.” “Se Masaccio deve spogliare l’oggetto, per consentirgli di costituirsi a simbolo, Jan van Eyck deve coglierlo per così dire fin con la gocciola della rugiada, perché quella gocciola, invece che costituire un neghittoso particolare naturalistico, intensificherà la frequenza dell’immagine, un po’ come la maggiore sfaccettatura d’una pietra preziosa ne moltiplica le luci.”

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Cesare Brandi

Cesare Brandi (Siena, 8 aprile 1906 – Vignano, 19 gennaio 1988) è stato uno storico dell’arte, critico e saggista italiano. Storico d’arte di formazione, si è contraddistinto per una poliedrica attività che lo ha visto scrivere nell’ambito sia della estetica contemporanea (di formazione crociana) sia della teoria del restauro; altre sue opere, invece, nascono dalla sua inesausta passione per i viaggi.

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