Piero della Francesca. O dell’arte non eloquente

“L’impassibilità delle figure di Piero della Francesca, che nessuna emozione sembra possa turbare, e la sua deliberata astensione da qualsiasi amplificazione retorica, in un’epoca di passioni esasperate come la nostra, riposa, calma, blandisce lo spettatore e lo costringe alla gratitudine e all’adorazione.”

Piero della Francesca di Bernard Berenson è un’opera irriverente e rivoluzionaria, un testo cardinale della critica d’arte novecentesca. Berenson insegue la bellezza nascosta e silenziosa a partire dall’arte classica, attraverso le luminose prove medievali, fino alle soglie della modernità di Cézanne, Degas e van Gogh. Perché l’arte è senza tempo, come eterno e sempre nuovo è lo stupore che suscita in noi.

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Bernard Berenson

Bernard Berenson (Butremanz, 1865 – Firenze, 1959), nato in Lituania, si laurea in Letteratura nel 1887 all’Università di Harvard, prima di trasferirsi in Europa grazie a una borsa di studio. Qui matura la sua vocazione per la critica e la storia dell’arte, visitando e familiarizzando con le collezioni più importanti e affermandosi tra i maggiori studiosi della pittura italiana. Tra le sue opere ricordiamo: I pittori italiani del Rinascimento (1936), Estetica, etica e storia nelle arti della rappresentazione visiva (1948), Echi e riflessioni. Diario 1941-1944 (1950), Lotto (1954).

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