La razza e la lingua


Le idee sbagliate sono sempre pericolose, ma ne esistono due che sembrano resistere nel tempo e, se combinate, costituiscono una miscela deflagrante. Sono la convinzione che esistano lingue migliori di altre, lingue banali e lingue geniali, lingue musicali e lingue stonate, e quella che la realtà si veda in modo diverso secondo la lingua che si parla, come se potesse condizionare i nostri sensi e i nostri ragionamenti.
Andrea Moro affronta questi pregiudizi, e ne scopre i limiti, con ogni arma a disposizione: dalla filosofia, alla linguistica, alle neuroscienze. Spiega in modo semplice come si è arrivati alla conclusione sorprendente che tutte le lingue sono variazioni possibili su un unico tema: da un punto di vista biologico, parliamo tutti la stessa lingua, da sempre.
Non si tratta solo di una questione accademica, Moro ricostruisce anche il momento storico in cui la pretesa di una lingua migliore di tutte, di una lingua pura, di una lingua cioè ariana, fu utilizzata in funzione del più colossale delitto della storia.
Un appassionato viaggio nell’evoluzione del pensiero – tra eulinguistica, straordinarie scoperte sulle grammatiche ed esperimenti decisivi sul cervello – per guardare al futuro e imparare a riconoscere, dentro e intorno a noi, il razzismo più radicale e subdolo.

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Andrea Moro

Andrea Moro (Pavia, 1962) è professore di Linguistica generale alla Scuola Universitaria Superiore IUSS di Pavia. Ha studiato le proprietà di simmetria delle lingue naturali e la relazione tra sintassi e cervello. Ha pubblicato articoli sulle maggiori riviste scientifiche internazionali e saggi tradotti in varie lingue tra i quali, in italiano, Breve storia del verbo essere, I confini di Babele, Parlo dunque sono e Le lingue impossibili. Ha esordito nella narrativa con Il segreto di Pietramala (La nave di Teseo), con il quale ha vinto il premio letterario internazionale Flaiano nel 2018.

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