E l’amore anche ha bisogno di riposo

1944. Dopo l’occupazione militare della Jugoslavia da parte della Germania, la città slovena di Maribor viene annessa al Terzo Reich e il tedesco imposto come lingua ufficiale. Mentre in montagna avanza la resistenza armata, sulle vie del capoluogo, ribattezzato Marburg an der Drau, piovono bombe: le sorti della guerra sono segnate e questo rende i tedeschi ancora più feroci. Sonja, una giovane studentessa di medicina, è incerta quando riconosce sotto l’uniforme da ufficiale delle SS Ludek, un compagno d’infanzia con cui sciava da bambina. Ma ora ha troppo bisogno dell’aiuto di quell’amico influente per esitare: il suo ragazzo, Valentin, è in arresto da mesi, accusato di cospirazione, e nelle carceri del Reich finire in un lager o alla fucilazione è questione di un colpo di penna. Ludek, che ha cambiato il suo nome in Ludwig ed è un fervente nazista, accetta di aiutarla, tuttavia una richiesta così delicata esige un compenso adeguato. Valentin viene liberato e, portando nel cuore il dubbio atroce che Sonja possa aver sacrificato se stessa per lui, prende la via dei monti per unirsi ai partigiani. Valentin, Sonja e Ludwig si ritroveranno lungo i sentieri tortuosi di una guerra fratricida nel centro dell’Europa, raccontata in una prospettiva inedita e a noi molto, troppo, vicina. Drago Jančar torna con un impetuoso romanzo di passioni attraversato da una rivalità fortissima e da un amore che non è disposto ad arrendersi.

Traduzione di Darja Betocchi.

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Drago Jančar

Drago Jančar è nato a Maribor, nel 1948. Nel 1974 viene accusato di “diffusione di propaganda ostile” dal regime jugoslavo e condannato a un anno di reclusione. Cominciò a lavorare per il quotidiano di Maribor “Večer”, senza poter scrivere articoli perché assegnato a compiti amministrativi. Alla fine degli anni settanta si trasferì a Lubiana dove ha partecipato ad alcune produzioni cinematografiche come sceneggiatore e aiuto regista. Dopo la morte di Tito e la graduale liberalizzazione in campo culturale, Jančar ha collaborato come drammaturgo con numerose compagnie teatrali e pubblicato i suoi primi romanzi. Dal 1987 al 1991 si è impegnato per la democratizzazione del suo paese come presidente del PEN Club sloveno. Le sue opere sono oggi tradotte in 33 lingue e pubblicate in Europa, Asia e America. Tra i numerosi riconoscimenti ricevuti, ha vinto quattro volte il premio Kresnik per il miglior romanzo sloveno dell’anno, il premio Kresnik per il miglior romanzo del decennio (2020), il premio Herder (2003), il premio europeo di letteratura (2012), il prix du meilleur livre étranger (2014) e il premio di stato austriaco per la letteratura europea (2020).

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